La vera storia della croce “da Crosjarie”

A Sutrio, sulla facciata di una vecchia casa in località “Crosjarie”, salendo da Piazza XXII luglio verso via San Nicolò, fa bella mostra di sé una grande croce nera di 3 metri di altezza per 1,55 metri di larghezza. La croce originariamente era di legno ma ora è rivestita di lamiera.

Il forestiero che giunge da quelle parti resta meravigliato dalla vistosità di quel simbolo, più adatto a stare in cimitero che su una casa e non può non pensare alla stravaganza di colui che così l’ha sistemata. Ma per ogni cosa c‘è una ragione e quella croce ha una lunga e antica storia, fedelmente documentata da un atto del Pubblico Perito Andrea Canciano di Paularo. L’atto è stato trascritto nel 1987 dal Maestro Domenico Molfetta su gentile concessione dell’allora proprietario di casa, il signor Gino Nodale.

Qui di seguito riportiamo il documento integrale, affinché la storia della croce venga conosciuta per intero, con tutti i suoi interessanti particolari.

L.D.O.M.
Relazione a pubblica intelligenza

“Sin l’anno 1747. accadè nel Naviglio in Mare a un Mercante di Sutrio di nome Osualdo Nadale un funesto accidente d’una terribile burrasca marittima, che accorgendosi il Direttore del legno del pericolo avvisò tutti quelli, che dentro si trovarono, che erano in numero di circa 60 persone, dicendo ad alta voce che, chi può si salvi.

Questo antidetto Osualdo Nadale assume il dinaro, che teneva sulla propria vita, e procurò tosto di appigliarsi a un Battello con altri cinque, che ebbero la sorte. Sventurator pose piede in fallo, e si precipitò nel Mare, ed accorgendosi sotto acqua per sua fortuna di dover perdere la vita, si scalzò frettolosamente dal peso del dinaro, e fece voto nell’istante stesso, che se Dio le dona la vita, di andar pellegrinando alli Magnifici e prodigiosi Santuari di S. Giacomo di Galizia, Roma e Loretto. Viene all’improvviso, ed in un impeto portato dalla strapitosa burrasca a galleggiar sopra il Mare e dalli 5 che esistevano sul Battellolo pigliarono pe’ capelli, e lo introdussero dentro sano, e salvo. Dilungato il Battello alquanto dal Naviglio predetto furono tutti testimoni oculari quelli che giacevano nel medemo del naufragio e dell’andar a pezzi il detto naviglio.

Appoggiato coll’aggiunto di Dio che ebbero piede in terra questi poveri perigliati si divisero, ed il povero Osualdo Nadale pensò a soddisfar il di lui voto, e si invio con uno di questi che erano associati seco lui nel Battello, che vuolse seguitarlo fedelmente in tutto il suo viaggio.

Arrivati, che furono in Gibilterra Osualdo fece costruire una Croce pesante di lire 60 circa, e se la prese sulle spalle in penitenza dei suoi peccati, ed intendimento di grazie al nostro Redentrore Gesù Cristo d’essere preservato dal perielio, e s’incamminò al gran perdono di S. Giacomo di Gallizia vivendo di carità assieme del compagno.

Giunsero a quel santo luogo senza dilazione alcuna entrarono in Chiesa, ed Osualdo, che portava la Croce la offerì avanti il magnifico altare del Santo e non partì di quel Santuario sin tanto che non ebbe fatto le sue devozioni col compagno confessandosi e comunicandosi, facendo anche benedire la croce, ponendo sopra S.Giacomo di Gallizia a Cavallo in lame di piombo.

Senza indugio addempiuto, che ebbe collà il suo voto prese la strada col detto Compagno per Roma a soddisfar l’altro voto, ma dopo un lungo, e penoso viaggio, e quasi vicino di questa Città smarrirono la strada, e s’inoltrarono in un foltissimo bosco di roveri, e dispersi ambedue per tre giorni, sprovvisti affatto d’ogni commestibile e con altro cibo non potevano dar vitto all’individuo, che di grande. La provvidenza di Dio fece capitare un Cavalliere a Cavallo che essi videro per loro conforto in lontananza, che si avvicina a loro, e pervenuto a quel rovero, ove sottosedevano i maschini, e lì domandò cosa ci facessero là, e di cosa si cibavano. Risposero che erano instradati a soddisfar un voto a Roma, ed a Loreto ma che per trè giorni vaganti per il detto Bosco senza poter trovare la vera traccia che la conduce, e che in questi trè giorni non hanno vissuto senon del frutto di quell’arbore.

Commosso di tanta miseria a compassione, il Cavalliere le diede per soldo di pane incirca cadauno e poi le disse che seguitassero le vestiggie del suo Cavallo, e li andassero dietro. In tal modo sortirono dal bosco e continuarono il loro viaggio per la Romagna. Scopersero una città non lungi da Roma, e da quella videro la dritta strada che conduce alla Santa Città di Roma, ove riposarono un giorno, ed il giorno seguente visitarono le sette Chiese per acquistar le Sante indulgenze. Quindi si prostrarono ai piedi del Pontefice, ed Osualdo con la Croce in Spalle genuflessi implorarono avvalorar la Croce con Bolla Pontificia. Esaminati dal Pontefice del mottivo e del contegno del suo voto, e conosciuto esser a sufficienza soddisfatto, dopo esser confessati e comunicati impartì a loro, ed alla Santa Croce la sua Papal indulgenza e benedizione. Genochioni renderono grazie al Santo Padre e se ne andarono per la Città questuando il vitto con in spalla la Croce, e del popolo concepita tanta venerazione a quella Croce, che correvano dietro per baciarla. Usciti da Roma andarono a Loretto a consumar il Terzo Voto, ed entrati nella chiesa della Santa Casa, avanti l’Altare della B. Vergine fecero l’offerta della Santa Croce, che anche ivi i direttori l’autenticarono con la Bolla. Supplito che ebbe tutto il suo Voto Osualdo solo con la sua croce partì da questo luogo e ritornò dopo il corso di anni due di pellegrinaggio nella Provincia della Cargna di Canal di San Pietro, nella villa di Sutrio sua Patria, e pose la Croce avanti la facciata della sua Casa e restò immobile attaccata al muro per il corso d’anni 55, fu nel 1784 in questa Villa l’incendio che arrivò ad incendiare anche la casa di questo Osualdo Nadale, e fra le fiamme questa Croce rimase illesa.

Essendo la persona del Sign. Pietro Del Negro della Villa di mezzo, Canal d’Incarojo, nella sera di 7 marzo, sognato che vi era una Croce in Cargna portata per voto di un Pellegrino da S. Giacomo di Gallizia, Roma e Loretto, con quella si sognava di portarla al Santuario di Maria Cell sulle proprie spalle. Svegliato sul dimani giorno di 8 marzo 1805 andò in traccia di questa, e si portò a tal effetto in Ligosullo per rilevare ove fosse questa Santa Croce e del Rever. Nicolò Sellenato rilevò essere in Sutrio in casa degli eredi di questo Pellegrino Osualdo Nadale; senza perdita di tempo si partì di questa famiglia per procurarsela coll’esponer il di lui bisogno ed infatti con la permissione del Mons. Canonico Moro Paroco di quel luogo gli fu concessa per due Mesi, e levata dal sito e dal medesimo posta sulle spalle al Del Negro con patto che spirati li due Mesi dovessero fargli la dovuta restituzione. Egli pacificamente se la condusse in casa sua il giorno 10 corrente, ed alli 11 il proprietario ritornò di mattina a levarsela. Il Del Negro poi dimostrò ripugnanza di restituirla prima del suo prefisso tempo, se prima non aveva fatto l’esatto dissegno di essa croce col mezzo d’un Pubblico Perito tale e quale si ritrova con tutte le misure, linee e nicchie della Santa Reliquie e Bolla Pontificia.

Nell’intervallo che questa Santa Croce esisteva nella Camera di esso Del Negro, mosse da devozione quasi tutta la Popolazione di Villa mezzo e Villa di Fuori, ed a folla si portavano in detta Camera per baciarla e adorarla fin tanto che fu levata, ed ancora le andavano molti dietro.

Così esso Del Negro ha pensato di farne costruire una simile a quella, e di portarla per sua devozione fino al santuario di Maria Cell, Stato Imperiale nell’Austria, ed ancor egli come pellegrino.

Così a gloria di Dio
Andrea Canciano Pubblico Perito della Villa di Paularo ho esemplato in fede ecc.